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  • L’ultima volta che hai fatto qualcosa per la prima volta

    Non è una domanda che ci facciamo spesso.

    Forse perché la risposta è scomoda.

    Da bambini le prime volte erano ovunque.

    Il primo giorno di scuola.

    La prima amicizia vera.

    La prima volta che capivi qualcosa senza che te lo spiegassero.

    Poi, senza accorgercene, hanno iniziato a diradarsi.

    Le giornate hanno smesso di sorprenderci.

    I percorsi sono diventati familiari.

    Le reazioni prevedibili.

    Non perché la vita sia diventata noiosa.

    Ma perché abbiamo smesso di entrarci davvero per la prima volta.

    Facciamo nuove cose, sì.

    Ma spesso le affrontiamo con mappe vecchie.

    Con aspettative già pronte.

    Con l’idea di sapere come andrà.

    E così le prime volte non fanno più rumore.

    Forse non serve stravolgere tutto.

    Forse basta riconoscere che la novità non è solo fare qualcosa di diverso,

    ma farla senza sapere già chi saremo mentre la facciamo.

    L’ultima volta che hai fatto qualcosa per la prima volta

    potrebbe essere più recente di quanto pensi.

    Oppure no.

    E va bene anche così.

  • Perché il tempo sembra passare più veloce con l’età

    Il ruolo delle abitudini nella percezione del tempo

    Le abitudini hanno un peso enorme.
    Routine simili, giorni che si assomigliano, settimane scandite dagli stessi ritmi: tutto questo riduce la percezione del passare del tempo. Se ogni giornata è uguale alla precedente, il cervello tende a fonderle insieme.

    Al contrario, quando viviamo qualcosa di diverso — un viaggio, un cambiamento, una nuova sfida — il tempo sembra rallentare. Non perché scorra davvero più piano, ma perché lascia più tracce nella memoria.

    Perché l’infanzia sembra “più lunga”

    Un altro fattore è il confronto proporzionale.
    Per un bambino di 5 anni, un anno rappresenta il 20% della sua vita. Per un adulto di 50 anni, è solo il 2%. Ogni anno pesa meno rispetto al totale delle esperienze vissute, e questo contribuisce alla sensazione che il tempo acceleri.

    In più, l’infanzia è un periodo ricco di prime volte: prime amicizie, prime scoperte, prime emozioni forti. Tutto questo dilata la percezione del tempo.

    Possiamo rallentare la sensazione che il tempo voli?

    In parte sì.
    Non possiamo fermare il tempo, ma possiamo cambiare il modo in cui lo viviamo. Inserire novità nella quotidianità, imparare qualcosa di nuovo, uscire dalla routine, viaggiare, coltivare passioni: tutte queste attività “allungano” il tempo nella memoria.

    Anche prestare attenzione al presente, invece di vivere costantemente proiettati nel futuro, aiuta a rendere le giornate più dense e significative.

    Una questione di percezione, non di lancette

    Il tempo non accelera davvero con l’età. Sono le lancette che continuano a muoversi allo stesso ritmo.
    È il nostro cervello a cambiare modo di raccontarcelo.

    E forse, comprendere questo meccanismo, è già un primo passo per tornare a sentire le giornate un po’ più lunghe.

  • SUPERKILONOVA:l’esplosione cosmica mai vista prima che potrebbe unire due fenomeni estremi dell’Universo

    Un segnale di onde gravitazionali rilevato nell’agosto 2025 ha attirato l’attenzione degli astronomi di tutto il mondo. L’evento, chiamato AT2025ulz, potrebbe essere qualcosa di completamente nuovo: una superkilonova, cioè un’esplosione che combina le caratteristiche di una supernova e di una kilonova.

    Cosa sono supernovae e kilonovae

    Le supernovae segnano la fine della vita di stelle molto grandi: esplodendo, diffondono nello spazio elementi come carbonio e ferro.

    Le kilonovae, invece, nascono dalla fusione di due stelle di neutroni, oggetti estremamente densi. Queste esplosioni sono rare e producono elementi ancora più pesanti, come oro e uranio.

    Finora, una sola kilonova è stata osservata senza dubbi: quella del 2017, associata a un evento di onde gravitazionali rilevato da LIGO e Virgo.

    Un evento che cambia volto

    AT2025ulz all’inizio sembrava comportarsi proprio come quella storica kilonova: una luce rossastra che si affievoliva rapidamente, tipica delle esplosioni ricche di elementi pesanti.

    Poi, però, qualcosa è cambiato. Dopo pochi giorni l’oggetto ha ricominciato a brillare, diventando più blu e mostrando la presenza di idrogeno, un segnale classico delle supernovae.

    Questo comportamento insolito ha diviso gli astronomi: supernova o kilonova? Oppure entrambe?

    L’ipotesi della superkilonova

    Secondo il team di ricerca guidato da Mansi Kasliwal, lo scenario più affascinante è una sequenza doppia:

    1. Una stella molto massiccia esplode come supernova.

    2. Durante il collasso, si formano due piccole stelle di neutroni.

    3. Nel giro di poche ore, queste stelle appena nate si fondono, generando una kilonova.

    In questo quadro, la kilonova sarebbe stata visibile per prima perché inizialmente più luminosa, mentre la luce della supernova sarebbe emersa solo in seguito, quando il materiale in espansione ha iniziato a dominare la scena.

    Anche i dati delle onde gravitazionali supportano l’idea di qualcosa di anomalo: almeno uno degli oggetti coinvolti nella fusione sembra avere una massa insolitamente bassa, compatibile con stelle di neutroni più piccole del normale, previste solo da alcuni modelli teorici.

    Perché è importante

    Se confermata, la superkilonova rappresenterebbe un nuovo tipo di evento astrofisico, mai osservato prima. Aiuterebbe a capire meglio:

    • come nascono le stelle di neutroni

    • come si formano gli elementi più pesanti dell’Universo

    • quanto siano vari e complessi i segnali cosmici che osserviamo

    Un mistero ancora aperto

    Gli stessi ricercatori invitano alla prudenza: al momento non ci sono prove definitive. Eventi come questo possono essere facilmente scambiati per supernovae comuni, soprattutto se osservati in ritardo.

    Per questo saranno fondamentali strumenti capaci di individuare esplosioni rapide fin dalle primissime ore, come la Zwicky Transient Facility, e i futuri grandi osservatori di nuova generazione.

    AT2025ulz potrebbe non essere ancora la prova definitiva di una superkilonova. Ma mostra chiaramente una cosa: l’Universo è più creativo e sorprendente di quanto immaginassimo, e ogni nuovo segnale può aprire la porta a fenomeni completamente inattesi.